Tendenze demografiche nel mondo

Tendenze attuali

L’evoluzione della popolazione del mondo si attua secondo due curve molto diverse.

a) Alla fine del XX secolo gran parte del mondo sviluppato si trova nella fase della cosiddetta seconda transizione demografica, attorno al livello di crescita zero della popolazione.

  • I livelli di fecondità sono bassi (legati al tasso di mortalità), ben al di sotto di quel numero di 2,1 figli per donna che assicura l’equilibrio della popolazione;
  • la speranza di vita (connessa al tasso di natalità), è alta e tende ad aumentare ancora;
  • vi è una nuova popolazione che affluisce tramite l’immigrazione.

La combinazione di questi tre fenomeni porta a:

  • una sostanziale stabilità della popolazione, con una tendenza alla diminuzione nel medio e lungo periodo (l’ONU prevede che la popolazione europea scenderà di 600.000 unità tra il 2010 e il 2020);
  • un aumento in valore assoluto e relativo del numero degli anziani.

b) Il Terzo mondo sta percorrendo una traiettoria molto diversa. I tassi di crescita della popolazione, in precedenza bassi, sono aumentati man mano che

  • la mortalità (soprattutto quella nel primo anno di vita) si è ridotta per l’introduzione delle moderne tecniche della medicina e il miglioramento dell’igiene pubblica;
  • i tassi di natalità non sono contemporaneamente diminuiti.

In India, ad esempio, le nascite e le morti ammontavano nel 1941 entrambe al 4,5%. 50 anni dopo il tasso di natalità è sceso al 2,9% mentre il tasso di mortalità è crollato allo 0,9%. Ne consegue perciò un tasso di crescita della popolazione del 2% annuo. Ecco perché quel paese è destinato probabilmente a divenire il più popoloso del mondo.

Questo è particolarmente evidente nei paesi a sviluppo minimo, i quali presentano un valore di fecondità elevatissimo (oltre i 6 figli per donna) (vedi Indicatori demografici per continente). Ciò determina una impetuosa crescita della popolazione, incompatibile con qualsiasi ipotesi di sviluppo economico e di tutela ambientale. Paradossalmente si può dire che l’applicazione accelerata della medicina occidentale in società a risorse alimentari stabili ha avuto conseguenze negative per lo sviluppo di quei paesi.

Previsioni a 25 anni

I dati sulla popolazione a qualche lustro possono essere previsti con una certa precisione. Ad esempio, nel 2020 la popolazione superiore ai 20 anni appartiene a generazioni nate entro il 2000, e quindi già note nel loro numero.

La crescita della popolazione presenta una certa forza d’inerzia. Se anche una popolazione passa da una fecondità elevata a una fecondità di rimpiazzo (quella necessaria a compensare le morti), essa continuerà a crescere per un certo periodo, in quanto nei decenni successivi entreranno in età riproduttiva i molti nati recenti che - anche se procreeranno pochi figli a testa, produrranno comunque un incremento in valore assoluto rilevante.

Le previsioni ONU qui riportate ipotizzino che

  • la fecondità dei paesi meno sviluppati declini da 3,83 figli per donna (1985-90) a 2,45 (2020-25);
  • la speranza di vita cresca nello stesso periodo da 60,5 a 71,3 anni;
  • nei paesi più sviluppati vi sia una leggera ripresa della fecondità, con un passaggio da 1,83 a 1,93 figli per donna;
  • nei paesi più sviluppati vi sia un aumento della speranza di vita da 74 a 78,6 anni.

La popolazione mondiale, che ha raggiunto nel 1998 i 6 miliardi, dovrebbe oltrepassare i 7 miliardi nel 2010 e gli 8 nel 2022. Tale incremento sarà dovuto per il 97% ai paesi meno sviluppati, ossia in quelli meno attrezzati per nutrire, alloggiare, educare, occupare e curare questa nuova popolazione. Vi saranno 2 miliardi di cittadini in più in paesi il cui reddito giornaliero è al di sotto di 2 dollari. (vedi Popolazione: andamento per aree e continenti)

La ripartizione della popolazione mondiale sta dunque cambiando velocemente. Nei 75 anni dal 1950 al 2025 il peso dei paesi più sviluppati sulla popolazione mondiale sta scendendo dal 33,1% al 14,9%; se consideriamo l’andamento per aree e continenti, l’Europa dal 21,8% all’8,7% - mentre l’Africa accresce il suo peso dall’8,9% al 18,0%.

Parallelamente, muta la Hit Parade dei paesi più popolosi. Nazioni europee come la Francia, il Regno Unito e l’Italia, che si collocavano attorno al 10° posto nel 1950, spariscono dalla classifica dei primi 20. Cresce invece il peso demografico delle nazioni asiatiche: non solo dei giganti India e Cina, ma anche di paesi come il Pakistan, l’Indonesia, il Bangladesh, l’Iran, il Vietnam.

È difficile prevedere che cosa accadrà in seguito: si entra nel campo della concorrenza tra modelli teorici. Non è detto che la popolazione mondiale raggiunga un equilibrio tra nascite e morti, né sappiamo quando questo esattamente accadrà. Tuttavia si può dire che esistono le premesse perché la popolazione mondiale arrivi a 10-11 miliardi di abitanti alla fine del XXI secolo.

(Massimo Livi Bacci, Storia minima della popolazione del mondo, Il Mulino, 1998, pp. 253-262. Lester Thurow, Il futuro del capitalismo, Mondadori, 1996, p. 96.

Paul Bairoch, Lo sviluppo bloccato. L’economia del Terzo Mondo tra il XIX e il XX secolo, Einaudi, 1976, pp. 235 e ssg.

Corrado Bonifazi, L’immigrazione straniera in Italia, Il Mulino, 1998, pp. 34-40)


 
 
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