Quando si è poveri?Che la povertà esista, è un dato di fatto. Che esistano paesi ricchi e poveri, pure. Ma i problemi (statistici) cominciano quando si vuole determinare che cosa si intende per povertà. Ad esempio, quando ci si chiede se la globalizzazione accresce o riduce la povertà, occorre possedere un concetto di povertà. Se il concetto non è chiaro, non sono attendibili nemmeno le misure della povertà che di volta in volta vengono fornite. Un concetto multidimensionale
Secondo l'economista, la misura della povertà va rapportata al vivere bene e alla libertà di vivere bene. La variabile usata per misurare la povertà è stata quasi sempre il reddito. Dato che il denaro è strumentale a un buon tenore di vita, è vero che il basso reddito riduce la possibilità di vivere la vita che desideriamo. Ma questo non è l'unico criterio per deteerminare la povertà. La povertà è un fenomeno multidimensionale e volerlo esprimere con un solo indicatore è fortemente riduttivo. Ad esempio, la libertà dipende anche dal fatto che una persona sappia leggere e scrivere: l'analfabeta non può leggere i giornali né scambiare idee in forma scritta. Un concetto relativoLa povertà dipende dal potere d'acquisto garantito dalle entrate. Un reddito di 10 dollari giornalieri è assolutamente insufficiente per sopravvivere in Italia, inserisce nella classe dei benestanti in un paese del Terzo Mondo.
È povera una famiglia di due componenti la cui spesa per consumi sia pari o inferiore al consumo medio nazionale pro capite. (Amartya Sen, La difficile misura della povertà, "Il Sole 24 Ore" - supplemento duemila, 03 novembre 1999. |
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