L’Islam e il sottosviluppo

La forza demografica dei musulmani è in rapido aumento. Nel 1997 essi erano 1.147 milioni e costituivano il 19,6% degli abitanti del mondo. L'area coperta dai paesi islamici è vastissima, e va dal Senegal all'Indonesia, dalle repubbliche musulmane ex sovietiche alla Tanzania. A questo peso demografico non corrisponde un eguale peso economico. Oggi i musulmani si trovano coinvolti dall’Atlantico al Pacifico, dall’Asia Centrale all’Africa Centrale, nei problemi connessi al sottosviluppo. Perché i paesi musulmani tengono una posizione di retroguardia tra le nazioni moderne per quanto riguarda l'industria e la tecnica? Eppure da più di mezzo secolo molti di essi hanno governi politicamente autonomi e dispongono di ricchezze naturali talora cospicue. Ad esempio, 10 su 13 dei paesi petroliferi membri dell'OPEC hanno popolazione a prevalenza musulmana. I paesi musulmani si trovano ideologicamente lontani dagli ideali dell’Europa occidentale; in questi paesi lo stato moderno precede spesso la nazione e si struttura secondo modelli politici ed amministrativi in gran parte occidentali. La costruzione nazionale è talvolta difficile e richiede una legittimità che il governo trova soltanto nell’ideale islamico della legge religiosa e della sua "società perfetta". I problemi che rallentano lo sviluppo di questi paesi sono:

  1. La "demografia galoppante". Quasi tutti i paesi hanno raddoppiato la popolazione negli ultimi venticinque anni e la parte maggiore della popolazione è costituita da teen ager.
  2. Questo provoca un'offerta di forza lavoro eccedente rispetto alle possibilità che il sistema economico offre.
  3. La difficile e costosa scolarizzazione generalizzata che si rivela dappertutto incapace di garantire il successo scolastico e il desiderato accesso al lavoro.
  4. L'urbanizzazione accelerata dalle masse rurali genera delle concentrazioni umane disordinate, nelle quali le tradizionali solidarietà non sono sostituite da nuove strutture di socializzazione.

Vi sono però anche delle cause socio-culturali.

  1. Una lettura rigida del Corano, che dà un rilievo assoluto all'onnipotenza di Dio non lascia spazio all'autonomia responsabile dell'uomo ("Ogni uomo legalmente responsabile deve credere che tutti i suoi atti e tutte le sue parole, tutti i suoi movimenti, buoni e cattivi, si realizzano per volontà, decreto e conoscenza dell'Altissimo. Ma il bene si realizza con il Suo consenso e il male senza il Suo consenso").
  2. La coscienza che l'Islam è il punto finale della storia e la credenza nell'autosufficienza dei musulmani crea sospetto verso tutto ciò che non è islamico, dalle tecnologie ai sistemi economici:
  3. Le norme giuridiche tradizionali del Corano mal si conciliano con le esigenze dell'economia moderna: il divieto dell'usura rende problematico il ruolo delle banche, le regole coraniche sulla successione provocano uno spezzettamento dei beni ereditati.

(Maurice Borrmans, L'Islam e lo sviluppo, "Dimensioni dello sviluppo", n. 1, 1990, pp. 99-113)


 
 
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