L’impatto della crescita demograficaVanificazione della crescita del PILIn una situazione di forte aumento demografico la crescita economica serve semplicemente a mantenere i livelli di vita della popolazione. Un paese in cui sia il PIL sia la popolazione aumentassero del 2% annuo vedrebbe restare invariato il reddito medio della popolazione. "Con un aumento demografico che si aggira mediamente intorno al 3% nel Medio Oriente e in Africa, e al 2% nell’Asia meridionale e in America Latina, queste regioni possono anche registrare una crescita economica notevole senza alcun progresso in termini di reddito pro capite. Si può comparare questo dato a quello dell’Europa occidentale nel XIX secolo: durante la rivoluzione industriale la popolazione è cresciuta a un tasso medio dello 0,6% annuo. Secondo Thurow ogni paese che è entrato a far parte del mondo sviluppato ha avuto per almeno un secolo un aumento della popolazione non superiore all’1% annuo: "chi nasce in un paese povero in rapida crescita morirà in un paese povero". (Lester Thurow, Il futuro del capitalismo, Mondadori, 1996, pp. 98-99) A meno che non emigri. Bambini da far crescereNon si può nemmeno sostenere che una maggiore popolazione equivalga a più lavoro e quindi a una maggiore produzione di ricchezza. La crescita demografica non porta a un aumento proporzionale della popolazione attiva: cresce anzitutto l’incidenza del numero dei bambini sul totale della popolazione (in certi paesi i minori di 10 anni costituiscono un terzo della popolazione). È ovvio che i giovani non ancora usciti dall’età scolare rappresentano economicamente un costo per il mantenimento e l’istruzione (quando questa opportunità viene loro concessa). Diminuzione della produttività agricolaInoltre la crescita demografica porta a un aumento della forza lavoro agricola in presenza di una sostanziale stabilità delle superfici arabili. Questo spiega perché l’aumento della popolazione si accompagni spesso a una diminuzione della produttività agricola. Teoricamente all’aumento della popolazione si potrebbe far fronte mettendo a coltura nuove terre. Irrigando le campagne si potrebbe produrre cibo anche in aree che attualmente non ne forniscono. Già ora le agricolture della gran parte dei paesi più poveri soffrono di una scarsità d’acqua. È vero, si potrebbero realizzare impianti di desalinizzazione dell’acqua degli oceani e di irrigazione. Ma il costo di queste opere pubbliche le mette alla portata solo di paesi molto ricchi, come quelli che si affacciano sul Golfo Persico. L'altra alternativa è fare un massiccio ricorso alle biotecnologie per aumentare la produzione agricola, Degrado ambientaleL’aumento del numero della popolazione porta a un degrado della qualità dell’ambiente. Aria, suolo coltivabile, acqua, minerali sono risorse fisse o solo in parte sostituibili. Vi è perciò una precisa correlazione tra incremento demografico e deterioramento dell’ambiente. L’impatto ambientale per il consumo delle materie prime è molto più forte per gli abitanti dei paesi sviluppati. Il rapporto è di 20:1 per il consumo di alluminio, 17:1 per il rame, 10:1 per il ferro, 9:1 per i combustibili fossili, 3:1 per il legname. Nei primi 6 anni di vita un bambino americano consuma 700 tonnellate di minerali, l’equivalente di 4000 barili di petrolio in energia, 25 tonnellate di alimenti vegetali e 28 tonnellate di prodotti animali. Produce inoltre in media 1.000 tonnellate di rifiuti atmosferici, 10.000 tonnellate di rifiuti liquidi e 1.000 tonnellate di rifiuti solidi.
(Paul Bairoch, Lo sviluppo bloccato. L’economia del Terzo Mondo tra il XIX e il XX secolo, Einaudi, 1976, pp. 235 e ssg. Lester Thurow, Il futuro del capitalismo, Mondadori, 1996. Massimo Livi Bacci, Storia minima della popolazione del mondo, Il Mulino, 1998, pp. 253-255, 270-272) |
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