Fantozzi-Narduzzi: Verso un mondo sempre più diviso?
Oggi, invece, la fine della contrapposizione ideologica lascia intere regioni del pianeta abbandonate al proprio destino: una comunità politica internazionale ancora fragile e alla ricerca di procedure operative efficaci non trova la forza di intervenire quando in causa non ci sono interessi economici di primo piano o implicazioni politiche delicate. Se in causa c'è solo o quasi la sofferenza umana è più probabile che nulla si muova e a poco servano i richiami all'azione delle autorità morali. Ci si abitua a convivere anche con le immagini di morte e privazione, che puntualmente le televisioni diffondono, e a capire che con quelle regioni le possibilità di business divengono sempre meno allettanti. In questo modo, però, il distacco tra aree del mondo si accentua, la globalizzazione integra solo alcune parti del pianeta, mentre il resto convive con una precarietà sempre più pericolosa." (Augusto Fantozzi - Edoardo Narduzzi, Il mercato globale, Mondadori, 1997, pp. 6-7)
"Il più grande paradosso dell'epoca contemporanea è senz'altro rappresentato dal trade-off esistente tra crescita economica e redistribuzione della ricchezza. Più cresce il reddito mondiale, più si allarga il gap tra paesi del benessere diffuso e paesi della disperazione. Nord e Sud del mondo sono, contestualmente, sempre più vicini sul piano della comunicazione e dell'informazione e sempre più lontani per le risorse disponibili. Prese da vicino e con un minimo di attenzione, le statistiche globali sono, da questo punto di vista, raccapriccianti. Circa un miliardo e mezzo di persone in 100 diversi paesi vivono negli anni Novanta con redditi inferiori a quelli del passato. Oltre ai paesi dell'OCSE, solo in Cina, nel resto dell'Asia e in India si assiste a un effettivo miglioramento delle condizioni di vita. Se nei paesi ad elevato sviluppo umano l'aspettativa media di vita attesa è di 73,8 anni, lo stesso indice scende a soli 56 anni per i paesi a più basso sviluppo umano ed è solo di 39,2 anni nella Sierra Leone. E se gli abitanti dei 57 paesi a più alto sviluppo umano potevano disporre nel 1993 di un PIL reale pro capite, cioè per singolo abitante, di 14.922 dollari, i cittadini dei 48 paesi a più basso sviluppo umano guadagnavano mediamente nello stesso anno solo 1.241 dollari che scendono a soli 420 nel caso dell'Etiopia o a 530 per il Mali. Nel Terzo mondo, poi, solo il 32% della popolazione dispone di servizi sanitari e meno del 70% può consumare acqua potabile. Complessivamente nei paesi in via di sviluppo ancora oggi 790 milioni di individui non godono di assistenza sanitaria e un miliardo e 280 milioni non dispongono di acqua potabile. E a tutto ciò si aggiunge il fatto che i paesi più poveri devono anche fare i conti con il costo finanziario dell'indebitamento contratto per finanziare lo sviluppo. Nel suo libro, The Politics of International Economic Relations, Joan Spero ricorda qualche cifra del fardello finanziario che opprime i paesi del Terzo mondo. Nel 1987 il rapporto tra debiti e prodotto interno lordo era mediamente del 37,6, ma saliva addirittura sopra il 70%, 76,2 per la precisione, nel caso delle economie africane a basso reddito. Dieci anni prima per gli stessi paesi dell'Africa il valore del rapporto era ancora inferiore al 30%. Probabilmente nessuno coltiva l'illusione di poter far convivere ancora per molto pacificamente una realtà del genere. Gli sforzi compiuti in favore dei paesi più poveri dalle organizzazioni internazionali già rappresentano un importante punto di partenza. Il problema è che la dualità si sta riproducendo con altrettanta rapidità anche nelle società affluenti. È l'emergere della società della conoscenza, con le conseguenze che abbiamo già analizzato, il maggiore responsabile della "terzomondizzazione" delle società ricche. In esse ormai convivono con sempre maggiore indifferenza sacche crescenti di miseria e di professionisti che possono permettersi di tutto. Le statistiche americane, ad esempio, riferite al 1992 indicano che in quell'anno ben 36,9 milioni di americani potevano essere classificati come poveri e di questi circa il 40% è costituito da bambini. Il Regno Unito è il paese in cui il rapporto tra i redditi del 20% della popolazione più ricca e quelli del 20% della meno abbiente sfiora le dieci volte. Solo nella Russia post-comunista, tra i paesi a maggiore sviluppo umano, il gap tra ricchi e poveri è ancora più ampio: 11,4. In Italia lo stesso valore è stato, prendendo a riferimento i dati del periodo 1980-93, di sei volte. Ma neppure uno Stato sociale generoso nell'offerta di servizi sociali riesce più a nascondere le conseguenze in termini di depauperamento subito da una parte della popolazione. Il dramma è che questa situazione tenderà ad esasperarsi. Con la fine del lavoro, i nuovi poveri diventeranno sempre di più." (Augusto Fantozzi - Edoardo Narduzzi, Il mercato globale, Mondadori, 1997, pp. 95-97) |
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