Il debito esteroI debiti esteri possono essere distinti in quattro tipi:
Il problema del debito estero è salito alla ribalta della politica internazionale negli ultimi 25 anni. Il boom dei prezzi petroliferi voluto dall’OPEC nel 1973 ha ampliato enormemente le riserve internazionali di liquidità. I paesi produttori hanno depositato i petrodollari nelle banche occidentali. Per impiegare questo denaro, le banche hanno concesso prestiti ai paesi in via di sviluppo con una eccessiva disinvoltura. I crediti sarebbero dovuti servire a finanziare politiche di sviluppo: si sperava che la loro restituzione sarebbe stata finanziata con i proventi della vendita di materie prime. Purtroppo però negli stessi anni i paesi sviluppati mettono in atto politiche di risparmio nell’utilizzo dell’energia e delle materie prime: così i calcoli ottimistici dei debitori saltano. Per giunta, questo indebitamento solo alcune volte serve per dar vita a investimenti produttivi: spesso finanziano l’arricchimento delle élites al potere o l’acquisto di armamenti.
I nuovi crediti sono concessi a tassi più alti e vengono vincolati all’accettazione di Piani di Aggiustamento Strutturale preparati dal Fondo Monetario Internazionale. Questi costringevano i paesi in via di sviluppo a diminuire drasticamente le spese pubbliche e private. Tra gli altri, il presidente argentino Alfonsin dichiara: "Vogliono che paghiamo i debiti con la fame degli argentini". Le popolazioni dei paesi poveri che quasi mai hanno beneficiato dei crediti concessi vengono chiamate a "tirare la cinghia" per restituirli. Successive strategie prevedono trattative per ridurre l’ammontare del debito e per addolcire le condizioni di pagamento. In questi anni il debito ha continuato ad aumentare, passando da 1,152 trilioni di dollari nel 1985 a 1,985 nel 1996. Nel 2001 i 41 paesi più poveri del mondo avevano un debito estero per complessivi 200 miliardi di dollari. In Italia i crediti verso il Sud del mondo superavano nel 1999 i 33.000 miliardi di lire (17 miliardi di euro).
Un’alternativa al condono oggi molto discussa è la conversione del debito. In pratica il creditore rinuncerebbe alla restituzione del denaro. Ma in cambio il paese beneficiato sarebbe tenuto a investire l’importo relativo in infrastrutture, spese sociali, educative, sanitarie. Altrimenti si rischia che le oligarchie politiche ed economiche si assumano i benefici del debito condonato senza che vi sia alcuna ricaduta sullo sviluppo dei paesi.
La Banca Mondiale ha lanciato qualche anno fa la Heavily Indebted Poor Countries Initiative (HIPC), un programma per la riduzione del debito estero dei paesi più poveri del mondo. Nel 2001 23 paesi avevano beneficiato di un azzeramento dei debiti per 34 miliardi di dollari. L'azzeramento del debito è concesso solo a quei paesi che hanno una situazione politica stabile e che dimostrano di saper formulare progetti efficaci per la riduzione della povertà. (Javier Gorosquieta, Il debito estero oggi, "La Civiltà Cattolica", n. 3575, 05 giugno 1999. World Bank - Annual report 2001) |
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