Commercio equo e solidale

La pianta del caffè - Immagine di Commercio Alternativo (www.commercioalternativo.it/)I piccoli produttori del Sud del Mondo si confrontano sul mercato secondo una relazione di concorrenza imperfetta. Di fronte alle loro controparti, le multinazionali che controllano il commercio di un certo prodotto, essi, infatti, hanno un limitato potere di contrattazione. Il prezzo dei prodotti è sottoposto a dinamiche che i produttori non controllano: se durante gli anni ‘90 il prezzo del caffè si era mantenuto intorno ai 120-150 dollari a sacco (46 chilogrammi), nel 2001 il caffè era quotato a 56 dollari, a causa di un problema di sovrapproduzione.

Il Commercio Equo e Solidale (Fair Trade) nasce nel 1959 nei Paesi Bassi come tentativo di risposta ai problemi e alle ingiustizie generati dall’attuale sistema internazionale degli scambi. Negli anni Sessanta si diffonde nel Nord Europa e dagli anni Settanta è presente in Italia. Esso si propone di

  • Pianta del guaranà - Immagine di Commercio Alternativo (www.commercioalternativo.it/)creare rapporti commerciali paritari fra tutti i soggetti coinvolti nella catena di commercializzazione: produttori, lavoratori, importatori, Botteghe del Mondo e consumatori;
  • migliorare l'accesso al mercato e le condizioni di vita dei produttori svantaggiati attraverso una più equa distribuzione dei guadagni. Il prezzo di vendita deciso con le cooperative dei produttori deve coprire i costi di produzione, permettere ai lavoratori un livello di vita dignitoso e finanziare progetti di sviluppo decisi e gestiti dalle cooperative;
  • essere una forma di cooperazione allo sviluppo, favorendo i processi di autosviluppo e autogestione;
  • promuovere un uso sostenibile delle risorse ambientali, in molti casi sfruttate eccessivamente per ottenere la massima produzione;
  • informare il consumatore riguardo i produttori e i loro prodotti.

Come funziona

Una prima novità è costituita dal rapporto diretto che si instaura tra produttore e importatore. Comunemente, i beni vengono continuamente venduti e rivenduti tra grossisti e distributori anche attraverso le grandi borse merci (ad esempio, Londra e New York).

I produttori devono essere organizzati in associazioni, gruppi o cooperative, e tutti i membri devono partecipare al processo decisionale.

I produttori hanno il diritto di chiedere e di ricevere fino al 60% del valore del contratto già alla conclusione dello stesso, e comunque prima della spedizione della merce. Il prefinanziamento serve ad evitare l'indebitamento ed il ricorso agli usurai, che vanificherebbe i vantaggi del prezzo equo.

Il fine ultimo dell'azione del Commercio equo è nel porre i piccoli produttori in condizioni di riuscire a operare nel mercato tradizionale con un forte potere contrattuale, in modo da soddisfare i loro bisogni vitali. L'azione è quindi transitoria: quando il produttore raggiunge una propria forza competitiva, l'organizzazione si rivolgerà ad altri produttori in difficoltà.

 

Il canale tradizionale di commercializzazione è rappresentato da negozi specializzati chiamate Botteghe del Mondo.

Ma per garantire una maggior diffusione per i prodotti del Fair Trade, la soluzione può venire dall’inserimento di prodotti etici nei canali distributivi tradizionali. Ad esempio, qualche catena di supermercati (tra le quali Coop. Italia, Esselunga) offre i prodotti del commercio equo e solidale.

A tale scopo è necessaria la creazione di un marchio distintivo dei prodotti acquistati a condizioni eque, che renda visibili e distinguibili questi prodotti tra tutti quelli presenti sugli scaffali di negozi e supermercati. Il primo prodotto garantito dal marchio TransFair è stato il caffè, messo in commercio sul finire del 1995. Seguono il tè ed il miele, poi il cacao e la cioccolata, nel 2000 è stata la volta del succo d'arancia e delle banane.

La diffuzione del commercio equo

Il settore del commercio equo è ancora piccolo ma in rapido sviluppo. In Svizzera l’8% del caffè consumato è etico. In Italia si parla di un fatturato attorno ai 20 miliardi. Alla fine del 2000 vi erano in Europa

  • 100 importatori:
  • 3.000 Botteghe del mondo;
  • 1.250 occupati;
  • 100.000 volontari;
  • 45.000 supermarket coinvolti.

Immagine di Commercio AlternativoLe organizzazioni di importatori presenti in Italia sono CTM Altromercato, che è la maggiore in termini di dimensioni aziendali e fatturato; segue Commercio Alternativo; sono presenti infine due piccoli importatori, Robe dell'Altro Mondo e Sir John Ltd.,

Operano nel territorio italiano circa 270 Botteghe del mondo. I punti vendita sono principalmente concentrati nel nord del paese

Gli altri punti di vendita sono negozi commerciali e catene di supermercati.

 

(Riccardo Orizio, Bimbi, palloni e bollicine, "Corriere della Sera", 11 maggio 1998.

Il commercio equo e solidale

Commercio Alternativo

CTM Altromercato)


 
 
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