Globalizzazione e lavoro - Sintesi

Se la globalizzazione ha portato in Occidente ad una marcata deindustrializzazione, con la chiusura di molte fabbriche, e allo spostamento dell'economia verso il settore dei servizi e verso produzioni ad alta intensità di tecnologia, è evidente che vi siano stati effetti sul piano dell'occupazione. Il trasferimento all’estero della produzione delle grandi imprese - combinato con l’avanzare del progresso tecnologico che rende sempre meno necessario l’apporto di manodopera non qualificata - ha prodotto e produce disoccupazione.

Charlot, Tempi moderniGli economisti non sono concordi sulla valutazione degli effetti della globalizzazione: alcuni sostengono che la globalizzazione fa perdere posti di lavoro ed è uno dei fattori che stanno creando in Occidente una disoccupazione strutturale; per molti altri la globalizzazione cambia la distribuzione del lavoro all'interno di una società. Perciò in Occidente i posti di lavoro persi nel settore secondario sono ampiamente riassorbiti dal settore terziario, che comprende i servizi.

Sembra innegabile che - nell'Occidente - dai recenti cambiamenti escano favoriti gli esperti delle tecnologie e i manipolatori di informazioni (knowledge workers) e perdenti i lavoratori meno qualificati. Tra gli uni e gli altri si va accrescendo il divario salariale.

I lavoratori espulsi dalla vita produttiva sono chiamati al difficile compito della riqualificazione professionale, se vogliono ricostruirsi un futuro lavorativo.

Dal canto loro, gli stati devono ripensare il sistema formativo in vista delle nuove esigenze che la globalizzazione pone. Saremo sempre più frequentemente chiamati ad adeguare la nostra professionalità alle esigenze della società dell'informazione.


 
 
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