Il passato prossimo dell'economia mondiale

Sintetizziamo le principali fasi attraversate dall'economia mondiale dopo la fine della seconda guerra mondiale:

  1. lo sviluppo delle economie industriali nel secondo dopoguerra;
  2. la crisi petrolifera dei primi anni Settanta e l'ascesa di nuovi protagonisti dell'economia mondiale, i paesi produttori di petrolio e le nuove economie industriali del Sud-Est asiatico;
  3. il crollo del Muro di Berlino, che ha dato un impulso decisivo all'integrazione economica mondiale.

Sviluppo delle economie industriali nel secondo dopoguerra

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale e per 30 anni, vi è una continua espansione dell’industria nelle economie avanzate del mondo occidentale. Di conseguenza, materie prime e greggio del Terzo Mondo affluiscono nel Primo Mondo in cambio di manufatti. A quel flusso di materiali ne fa seguito uno di uomini, in cerca di lavoro meglio pagato. Questo contribuisce a frenare l’aumento del costo del lavoro, favorendo così la crescita industriale delle economie di mercato del Nord.

In questi decenni si verifica - a un ritmo ancora più rapido - l’industrializzazione delle economie pianificate del Secondo Mondo, sostenuta dalla vasta dotazione naturale dell’Unione Sovietica, dal carbone polacco e dalle barriere doganali elevate a difesa delle industrie dell’Est.

Crisi petrolifera e nuovi protagonisti

Fra il 1975 e il 1982 la situazione cambia. Si ha un ristagno dell'economia mondiale, anche per la brusca impennata dei prezzi del greggio, che provoca la recessione nel Primo e nel Terzo Mondo. Lo sviluppo continua solo nelle economie pianificate e nei paesi esportatori di greggio.

La recessione arresta le migrazioni: i lavoratori del Sud e quelli del Nord conoscono la disoccupazione. Il capitale affluisce più copiosamente ai paesi di recente industrializzazione (NIC), perché le multinazionali e gli industriali locali cominciano a sfruttare la loro forza lavoro a basso costo e sufficientemente qualificata. I NIC vendono al Nord prodotti industriali in cambio di servizi, e le industrie non competitive del Nord declinano.

I flussi di materiali e di uomini dal Sud al Nord ristagnano o cessano del tutto, perché i paesi dell’OPEC hanno bisogno di manodopera per espandere la produzione locale destinata all’esportazione, e perché le attività del quinto ciclo di Kondratiev, basate sulle conoscenze, cominciano ad espellere dal Nord le vecchie attività industriali standardizzate, ad alto impiego di lavoro o di materiali.

I paesi petroliferi diventano un punto focale del globo, ed attirano dal 1975 al 1985 correnti di immigrati. Fiumi di petrodollari scorrono da questi paesi e finiscono nelle banche di Londra, Zurigo, Francoforte; da qui vanno ad alimentare le finanze mondiali.

Crollo del Muro e integrazione economica mondiale

Gli anni Ottanta e Novanta si sono caratterizzati come periodo di grandi cambiamenti strutturali nell’economia del mondo che accompagnandosi alla contemporanea crescita delle moderne tecnologie dell'informazione e del trasporti, prefigurano l’imporsi in tempi ravvicinati di nuovi assetti e nuovi equilibri a livello mondiale. Ecco i fenomeni più rilevanti.

a) Il primo è la reindustrializzazione del Nord. In effetti nelle economie di mercato, specialmente dell’Europa occidentale oltre al Giappone (1,5%-6%), si ha una crescita dell’industria più rapida che nelle economie pianificate (2%) e nei paesi del Terzo Mondo (0,8%).

b) Il secondo fenomeno è lo slittamento verso Est del baricentro economico mondiale, caratterizzato da un indebolimento della storica configurazione incentrata sul Nord Atlantico e da un rafforzamento della localizzazione industriale sul Pacifico (con la statunitense Seattle ideale capitale di un impero comprendente i paesi del NAFTA - Stati Uniti, Canada e Messico - legati da accordi commerciali alle economie emergenti del Sud-Est asiatico - in primo luogo Hong Kong, Singapore, Corea del Sud, Taiwan, Indonesia, Filippine, Thailandia - e dell’America Latina). Questo fenomeno è dovuto:

  • ad una più netta differenziazione all’interno del Sud fra Asia da una parte, dove altri paesi (Thailandia, Malaysia, Cina) si uniscono alla "banda dei quattro" (Hong Kong, Corea, Singapore e Taiwan) in rapido sviluppo industriale, Africa e America Latina dall’altra;
  • ad un’analoga tendenza all’interno del Nord, dove l’Unione Sovietica e l’Europa orientale ristagnano, l'Unione europea si sviluppa lentamente, e il Giappone e l’Ovest degli Stati Uniti conoscono una più rapida espansione economica.

c) Il crollo dei regimi comunisti che ha prodotto l’affermarsi del modello capitalistico (spesso nelle sue forme più marcatamente liberistiche) come modello economico mondiale.

Il sistema capitalistico si allarga a comprendere la stessa Cina che, pur mantenendo un’organizzazione sociale e politica di tipo comunista, ha di fatto adottato un modello di sviluppo tale da immettere in quel circuito l’area più popolata del pianeta. La smilitarizzazione e la ristrutturazione politica ed economica dei paesi del vecchio patto di Varsavia stanno aprendo completamente questi mercati al commercio mondiale, creando così una più stretta interdipendenza fra Primo, Secondo e Terzo Mondo, già cominciata con l’apertura della Cina nel 1978.

d) Vi è la creazione di aree economiche regionali di libero scambio - come il Mercosur - che attraggono investimenti da parte delle grandi aziende interessate ad essere presenti in ciascuno di quei mercati; alla crescente sensazione di riduzione delle distanze fisiche, cui contribuiscono tanto la diminuzione del costo relativo dei trasferimenti, quanto lo sviluppo delle comunicazioni; all’imporsi in tutto il mondo del modello consumistico e dello stile di vita dei paesi occidentali, "veicolati" attraverso la diffusione su scala mondiale dei loro prodotti "simbolo" (Coca-Cola e McDonald's rappresentano solo gli esempi più eclatanti della tendenza alla creazione di un’unica cultura di massa planetaria, favorita dallo sviluppo delle comunicazioni che, portando tecniche e strumenti della persuasione pubblicitaria negli angoli, più remoti del globo, riesce ai vedute travolgere "confini culturali" millenari).

e) Negli ultimissimi anni, rapporti d’interdipendenza industriale più stretti e più complessi caratterizzano le economie di mercato. Esplode lo scambio di prodotti industriali fra Europa occidentale, America settentrionale, Giappone e Australia, con la conseguente continua intensificazione della concorrenza fra le aziende.

(F.E. Ian Hamilton, Un'economia mondiale in continua trasformazione, in Robert Bennett - Robert Estall [a cura di], La sfida del cambiamento globale, Franco Angeli, 1996, pp. 89-90.)


 
 
Scorri le schede
 
Approfondimenti
Sviluppo delle economie industriali nel secondo dopoguerra
Crisi petrolifera e nuovi protagonisti
Crollo del Muro e integrazione economica mondiale
Documenti