Il passato prossimo dell'economia mondialeSintetizziamo le principali fasi attraversate dall'economia mondiale dopo la fine della seconda guerra mondiale:
Sviluppo delle economie industriali nel secondo dopoguerraDopo la fine della Seconda guerra mondiale e per 30 anni, vi è una continua espansione dell’industria nelle economie avanzate del mondo occidentale. Di conseguenza, materie prime e greggio del Terzo Mondo affluiscono nel Primo Mondo in cambio di manufatti. A quel flusso di materiali ne fa seguito uno di uomini, in cerca di lavoro meglio pagato. Questo contribuisce a frenare l’aumento del costo del lavoro, favorendo così la crescita industriale delle economie di mercato del Nord. In questi decenni si verifica - a un ritmo ancora più rapido - l’industrializzazione delle economie pianificate del Secondo Mondo, sostenuta dalla vasta dotazione naturale dell’Unione Sovietica, dal carbone polacco e dalle barriere doganali elevate a difesa delle industrie dell’Est. Crisi petrolifera e nuovi protagonistiFra il 1975 e il 1982 la situazione cambia. Si ha un ristagno dell'economia mondiale, anche per la brusca impennata dei prezzi del greggio, che provoca la recessione nel Primo e nel Terzo Mondo. Lo sviluppo continua solo nelle economie pianificate e nei paesi esportatori di greggio. La recessione arresta le migrazioni: i lavoratori del Sud e quelli del Nord conoscono la disoccupazione. Il capitale affluisce più copiosamente ai paesi di recente industrializzazione (NIC), perché le multinazionali e gli industriali locali cominciano a sfruttare la loro forza lavoro a basso costo e sufficientemente qualificata. I NIC vendono al Nord prodotti industriali in cambio di servizi, e le industrie non competitive del Nord declinano. I flussi di materiali e di uomini dal Sud al Nord ristagnano o cessano del tutto, perché i paesi dell’OPEC hanno bisogno di manodopera per espandere la produzione locale destinata all’esportazione, e perché le attività del quinto ciclo di Kondratiev, basate sulle conoscenze, cominciano ad espellere dal Nord le vecchie attività industriali standardizzate, ad alto impiego di lavoro o di materiali. I paesi petroliferi diventano un punto focale del globo, ed attirano dal 1975 al 1985 correnti di immigrati. Fiumi di petrodollari scorrono da questi paesi e finiscono nelle banche di Londra, Zurigo, Francoforte; da qui vanno ad alimentare le finanze mondiali. Crollo del Muro e integrazione economica mondialeGli anni Ottanta e Novanta si sono caratterizzati come periodo di grandi cambiamenti strutturali nell’economia del mondo che accompagnandosi alla contemporanea crescita delle moderne tecnologie dell'informazione e del trasporti, prefigurano l’imporsi in tempi ravvicinati di nuovi assetti e nuovi equilibri a livello mondiale. Ecco i fenomeni più rilevanti. a) Il primo è la reindustrializzazione del Nord. In effetti nelle economie di mercato, specialmente dell’Europa occidentale oltre al Giappone (1,5%-6%), si ha una crescita dell’industria più rapida che nelle economie pianificate (2%) e nei paesi del Terzo Mondo (0,8%). b) Il secondo fenomeno è lo slittamento verso Est del baricentro economico mondiale, caratterizzato da un indebolimento della storica configurazione incentrata sul Nord Atlantico e da un rafforzamento della localizzazione industriale sul Pacifico (con la statunitense Seattle ideale capitale di un impero comprendente i paesi del NAFTA - Stati Uniti, Canada e Messico - legati da accordi commerciali alle economie emergenti del Sud-Est asiatico - in primo luogo Hong Kong, Singapore, Corea del Sud, Taiwan, Indonesia, Filippine, Thailandia - e dell’America Latina). Questo fenomeno è dovuto:
c) Il crollo dei regimi comunisti che ha prodotto l’affermarsi del modello capitalistico (spesso nelle sue forme più marcatamente liberistiche) come modello economico mondiale. Il sistema capitalistico si allarga a comprendere la stessa Cina che, pur mantenendo un’organizzazione sociale e politica di tipo comunista, ha di fatto adottato un modello di sviluppo tale da immettere in quel circuito l’area più popolata del pianeta. La smilitarizzazione e la ristrutturazione politica ed economica dei paesi del vecchio patto di Varsavia stanno aprendo completamente questi mercati al commercio mondiale, creando così una più stretta interdipendenza fra Primo, Secondo e Terzo Mondo, già cominciata con l’apertura della Cina nel 1978. d) Vi è la creazione di aree economiche regionali di libero scambio - come il Mercosur - che attraggono investimenti da parte delle grandi aziende interessate ad essere presenti in ciascuno di quei mercati; alla crescente sensazione di riduzione delle distanze fisiche, cui contribuiscono tanto la diminuzione del costo relativo dei trasferimenti, quanto lo sviluppo delle comunicazioni; all’imporsi in tutto il mondo del modello consumistico e dello stile di vita dei paesi occidentali, "veicolati" attraverso la diffusione su scala mondiale dei loro prodotti "simbolo" (Coca-Cola e McDonald's rappresentano solo gli esempi più eclatanti della tendenza alla creazione di un’unica cultura di massa planetaria, favorita dallo sviluppo delle comunicazioni che, portando tecniche e strumenti della persuasione pubblicitaria negli angoli, più remoti del globo, riesce ai vedute travolgere "confini culturali" millenari). e) Negli ultimissimi anni, rapporti d’interdipendenza industriale più stretti e più complessi caratterizzano le economie di mercato. Esplode lo scambio di prodotti industriali fra Europa occidentale, America settentrionale, Giappone e Australia, con la conseguente continua intensificazione della concorrenza fra le aziende. (F.E. Ian Hamilton, Un'economia mondiale in continua trasformazione, in Robert Bennett - Robert Estall [a cura di], La sfida del cambiamento globale, Franco Angeli, 1996, pp. 89-90.) |
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