Critiche alla globalizzazione - Sintesi
In gran parte la critica è rivolta al modo in cui la globalizzazione si sta attuando, più che alla globalizzazione in se stessa. Infatti il movimento no-global è lui stesso globalizzato, la contestazione può scoppiare perché c'è Internet, che permette una comunicazione rapida in molti paesi contemporaneamente. Secondo i critici, la globalizzazione si sta compiendo sotto la regia delle società multinazionali, porta a un uteriore impoverimento nei paesi sottosviluppati, è disattenta rispetto alla salute e alla salvarguardia ambientale. Molti degli argomenti contro la globalizzazione sono sintetizzati nell'Appello di Porto Alegre, la città brasiliana che nel gennaio 2001 ha ospitato il Forum Sociale Mondiale. Il movimento di contestazione è emerso all'attenzione dell'opinione pubblica mondiale nel 1999. La conferenza del WTO di Seattle ha dato l'occasione per imponenti manifestazioni che si sono protratte per una settimana. Da qui il nome giornalistico di "popolo di Seattle" che designa chi si oppone alla globalizzazione. L'esercito dei contestatori è variegato: lo compongono esponenti della sinistra radicale, ecologisti, sindacati, associazioni di consumatori, gruppi di ispirazione religiosa, organizzazioni non governative che lottano contro il sottosviluppo, associazioni contadine. A livello editoriale, un punto di riferimento del popolo di Seattle è il volume No logo, della canadese Naomi Klein, che si rivolge particolarmente contro l'arroganza delle imprese multinazionali. Curiosamente, il movimento contro la globalizzazione è proprio dei paesi già sviluppati. Dagli altri continenti - dice Pirani - arrivano semmai richieste di più globalizzazione: maggiori investimenti, prestiti, possibilità di emigrare.
È troppo semplificante stabilire una suddivisione netta tra lo schieramento dei sostenitori della globalizzazione (governi dei paesi ricchi, istituzioni internazionali, sostenitori del liberismo) e il movimento no-global. Esistono riflessioni (vedi Sen, Galli Della Loggia) che chiedono di individuare nuove regole per governare questo processo che sembra irreversibile. Dice ad esempio lo storico Aldo Schiavone: "Mi va bene un'economia di mercato ma non una società di mercato. In altre parole, non può essere il mercato l'elemento regolatore di tutta la società". |
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