La vita psichica si compone di una parte conscia ed una inconscia. Fu appunto Sigmund Freud, il padre della psicanalisi, a stabilire per primo questa distinzione partendo dallo studio delle nevrosi e dei meccanismi di formazione del sogno. Sia nella nevrosi che nel sogno, infatti è possibile osservare l’emergere di pensieri, desideri, fantasie di cui il soggetto non ha coscienza.
Già gli esperimenti compiuti nell’Ottocento dalla scuola di psichiatria francese, mostravano l’esistenza di una parte del soggetto non riducibile alla coscienza. I malati in questi esperimenti venivano ipnotizzati, mentre erano in questo stato si impartiva loro un ordine, con la precisazione che avrebbero dovuto eseguirlo una volta svegliati dallo stato ipnotico. Puntualmente gli ammalati, una volta svegli, eseguivano, ignorandone il motivo, l’ordine ricevuto.
E’ abbastanza chiaro che l’ordine ,prima di realizzarsi , ovvero quando il soggetto era sotto l’effetto dell’ipnosi, era inconscio, dal momento che il soggetto, una volta svegliato non ricordava più di aver avuto un ordine, ma , semplicemente, lo eseguiva.
Freud dedusse molte importanti conseguenze da questi esperimenti. La psicanalisi però, non poteva ancora svilupparsi e cogliere quelli che poi sarebbero stati i suoi fondamenti, se non dopo un’altra importante scoperta del medico viennese Breuer.

Egli scoprì che l’isteria, una particolare disfunzione psicofisica, allora abbastanza diffusa specialmente fra le donne poteva essere guarita facendo parlare le pazienti e facendo ricordare loro una catena di pensieri, collegati  a quella che sarebbe stata definita la loro nevrosi.  Ciò dimostrava che l’isteria era un modo particolare di manifestarsi dei pensieri inconsci del soggetto. Nella nevrosi  dunque, così come nel sogno, Freud vedrà la manifestazioni di pensieri, presenti nel soggetto, ma inconsci, cioè estranei alla sua conoscenza razionale.                                      

La vita psichica si compone ,quindi, di  una parte conscia ed una inconscia. La parte inconscia che consiste in pensieri, desideri e fantasie è in grado di agire sul resto della vita psichica. Essa è cioè in grado di comunicare , in qualche modo i propri pensieri. Il rapporto che c’è tra conscio ed inconscio in effetti deve essere visto proprio come un rapporto tra due persone che si parlano, che comunicano, per quanto ciò possa sembrare paradossale; solo che , nel caso di conscio ed inconscio, le due persone sono riunite in un solo soggetto. 

 L’inconscio però, non comunica come normalmente l’uomo è abituato a comunicare con la propria coscienza, ma secondo leggi sue proprie, le quali vennero definite da Freud nella sua celebre opera “L’interpretazione dei sogni” e sono: spostamento, condensazione, simbolizzazione.   

 


E’ difficile per il soggetto a volte accettare ciò che l’inconscio in forma sibillina e un po’ ermetica gli dice , in quanto molto spesso i contenuti dei pensieri inconsci sono scomodi, fastidiosi ed insopportabili per il lui. 
Se una persona ad esempio ha subito una delusione amorosa, tenderà a dimenticare la persona causa di tale delusione , forse però le verrà in mente il motivo di una canzone che sentiva in presenza dell’amata/o , oppure per sbaglio chiamerà un amico/a con il nome dell’amata/o, oppure la sognerà.
In tutti questi casi l’inconscio mostra una verità che il soggetto non vorrebbe ammettere ma che, dal canto suo, l’inconscio conferma, ovvero il fatto che il desiderio esiste ancora. 
Come visto quindi la vita psichica dell’uomo si distingue in una parte cosciente, o conscia, ed  una inconscia, la differenza tra le due parti consiste nel fatto che il soggetto ha conoscenza solo dei pensieri consci.
Una prima immediata caratteristica dell’ambito cosciente è la sua ampiezza limitata, ovvero il fatto che nella coscienza ci possono essere pochi pensieri per volta; inoltre in essa si svolge, per lo più , il pensiero logico, razionale. L’inconscio è invece estremamente vasto, sicuramente più vasto della coscienza, in esso non si trovano le consuete regole logiche , per cui pensieri antitetici possono facilmente coesistere. Per esempio una persona può portare dentro di sé impressioni infantili, senza che queste si trasformino, rimanendo anzi totalmente inalterate nel tempo; inoltre nell’inconscio possiamo avere di una persona due idee nettamente contrapposte, senza che ciò costituisca per l’inconscio stesso una contraddizione insopportabile. E’ chiaro che se ciò si verificasse nell’ambito cosciente avremmo subito l’impulso di eliminare una delle due idee.
E’ possibile dire che tutti i fenomeni psichici sorgono dall’alternarsi della lotta, tra inconscio e   conscio, quest’ultimo infatti, tende, quando ne abbia la possibilità ad emergere. Esso emerge sconvolgendo le regole logiche dello stato conscio, razionale, per esempio negli atti mancati , ovvero nei lapsus e nelle dimenticanze.
E’ questa un’altra caratteristica dell’inconscio: la spinta ascensionale, propulsiva.
Da queste considerazioni si può chiaramente notare come con questa scoperta Freud sconvolse è scioccò il mondo a lui contemporaneo. Egli infatti scoprendo questa parte irrazionale ed “inspiegabile” della personalità umana, pose fine alla convinzione e all’illusione che il comportamento umano fosse totalmente razionale e spiegabile, a questo proposito egli scrive: 

          Avrete già notato come il tratto distintivo dello psicanalista sia la rigorosa convinzione del determinismo della vita psichica. Per lui, nelle manifestazioni della psiche, non esiste nulla di insignificante, nulla di arbitrario e casuale; laddove altri di solito, ne escludono la presenza, egli vede dappertutto una diffusa motivazione; e se ciò non bastasse, egli è disposto perfino a trovare una motivazione plurima delle stesse manifestazioni psichiche, mentre il nostro bisogno di causalità che si presume congenito, si accontenterebbe di un’unica determinante psichica”.

Basti pensare ad esempio che l’ambiente culturale nel quale questa teoria si sviluppò e nacque fu quello del positivismo che aveva una fiducia smisurata nella razionalità umana e considerava scienza, e quindi conoscenza solo quelle discipline che potevano essere verificate nei fatti e le cui teorie avevano un riscontro oggettivo nella realtà. Basti pensare alla critica mossa da Comte, il fondatore del positivismo, alla psicologia non considerata una scienza dal momento che studia l’interiorità umana e quindi un aspetto dell’uomo non riscontrabile ed osservabile nell’esperienza.
Freud invece vuole mostrare come molti comportamenti umani non possano essere spiegati facendo riferimento alla razionalità ma solo a quelle pulsioni inconsce che sono represse dagli uomini perché troppo “scabrose “ per essere accettate; “le fantasie sono inconsciemente rifiutate perché indigene…non applicabili alla realtà e dunque portatrici soltanto di sentimenti di sconforto, impotenza, umiliazione…si manifesta il timore inconscio che le fantasie siano potenzialmente in possesso di un potere assoluto e dominio in modo spaventoso sulla realtà esterna”. ( Harold F. Searles “Il controtransfert”, ed. Bollati Boringhieri, 1994).

 

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 l'emergere dell'inconscio:
gli atti mancati
 

Si chiamano atti mancati quelle prestazioni psichiche (leggere, ricordare …) che vengono svolte in modo imperfetto dando luogo ad un errore; si distinguono così  il lapsus verbale, quando si vuol dire una cosa e al suo posto se ne dice un’altra; il lapsus di lettura, quando si legge ciò che non è scritto; e ancora, il lapsus di ascolto. Analogamente si chiamano atti mancati le dimenticanze, tipico esempio il non riuscire a ricordare un nome, smarrire un oggetto.
Lo studio sistematico e la spiegazione degli atti mancati risale appunto a Freud e al suo testo “Psicopatologia della vita quotidiana”. 

                                                               
L’atto mancato sarebbe secondo Freud una formazione psichica derivante dalla repressione di una intenzione, esso avviene però nel caso in cui questa repressione sia avvenuta imperfettamente e incompletamente. Per esempio, se si è avuta l’intenzione di dire una certa cosa, ma si è poi repressa questa intenzione ( per vari motivi ) allora la parola o l’insieme di parole che si volevano pronunciare emergerà nel discorso sotto forma di lapsus verbale. Dinanzi ad un lapsus verbale, dunque il soggetto deve cercare di risalire alla parola che ha represso e chiedersi il motivo di tale repressione. Analogamente, per spiegare una dimenticanza, si deve salire all’intenzione; perché , per esempio , non ho ricordato quel nome? Perché non so più dove ho messo le chiavi? Ci deve essere sicuramente, qualcosa che impedisce che si ritrovino le chiavi o si ricordi quel nome.
Non è sempre facile risalire dal lapsus alla parola che si voleva dire; spesso, infatti nel lapsus la parola è stranamente incomprensibile, sembra quasi l’unione di parole diverse. Questo accade perché nell’atto mancato vigono le stesse leggi che governano la formazione del sogno, ovvero spostamento, condensazione, simbolizzazione.
Riguardo questo argomento ecco cosa scrive lo stesso Freud:

ed ora possiamo passare a quel gruppo di fenomeni psichici della vita quotidiana il cui studio è entrato a far parte delle tecniche psicanalitiche. Si tratta di quegli atti mancati che si verificano sia nelle persone normali che nei nevrotici, e a cui per solito non so attribuisce alcuna importanza; dimenticanze di cose che si dovrebbero sapere e che in altre circostanze si sanno ( ad esempio l’oblio momentaneo dei nomi propri); lapsus verbali che tanto spesso si verificano; analoghi lapsus di scrittura e di lettura; esecuzione automatica di atti intenzionali in circostanze indebite, smarrimento o rottura di oggetti ecc…
Piccolezze, per le quali nessuno ha mai cercato un determinismo psicologico e che sono sempre attribuite al caso, o alla distrazione, alla disattenzione, e condizioni simili.
Vi rientrano anche atti e gesti eseguiti senza rendersi conto , ai quali il soggetto non si sogna di attribuire la minima importanza psicologica, come giocherellare e trastullarsi con qualche oggetto, canticchiare ritornelli, cincischiare parti del corpo o del vestito e così via. Queste cosucce, questi atti mancati, come gli atti sintomatici o casuali, non sono affatto così prive di senso come si è soliti generalmente supporre, quasi per un tacito accordo. Esse hanno invece un significato , di solito facilmente e sicuramente rilevabile dal contesto in cui si verificano; possiamo cioè dimostrare che o esprimono impulsi e scopi che sono stati rimossi, celati, per quanto possibile,alla coscienza dell’individuo, o scaturiscono esattamente da quella sorta di desideri e complessi rimossi che ci sono già noti come creatori del sintomo dei sogni. Ne consegue che esse meritano la dignità dei sintomi, e il loro studio, al pari di quello dei sogni, può guidare alla scoperta dei complessi nascosti della vita psichica.
Per loro tramite infatti, si possono tradire abitualmente i segreti più intimi. Che esse si verificano così facilmente e così spesso nelle persone normali, in cui la rimozione, tutto sommato, è riuscita abbastanza bene, è dovuto al fatto che trattasi di cose insignificanti e di scarso rilievo. Ciò nonostante esse possono a buon diritto aspirare a un altissimo valore teorico, dato che dimostrano l’esistenza della rimozione e delle formazioni sostitutive anche in condizioni di normalità.”

                                                                                                              
Fino a questa analisi attuata da Freud, gli atti mancati furono sempre poco considerati dalla psicologia e definiti semplicemente come distrazioni e fatti dipendere dall'affaticamento, dalla deviazione dell'attenzione, dall'effetto secondario di certi stati lievi di malattia.
Queste sono anche le motivazioni che i singoli individui tendono dare a questi fenomeni, essi infatti si illudono di agire secondo cause ben precise e di cui soprattutto sono coscienti, come possono appunto essere quelle descritte qui sopra.
Freud però ha mostrato come questa credenza sia appunto una semplice illusione in quanto spesso le motivazioni reali, profonde e dunque inconsce che fanno agire l'individuo in un certo modo, sono totalmente diverse dalle "giustificazioni" portate dal soggetto stesso.

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    la vita...

         Egli nacque nel 1856 a Freiberg, un piccolo centro della Moravia, (ora Pribor in Cecoslovacchia), da genitori ebrei. Compì i suoi studi a Vienna e a 17 anni si iscrisse alla facoltà di medicina, attratto più dalla prospettiva di compiere ricerche scientifiche che dalla professione medica.

 Freud avrebbe voluto continuare le ricerche scientifiche anche dopo la laurea, ma venne dissuaso anche a causa delle sue non prospere condizioni economiche. Intraprese allora la professione di neurologo clinico, svolgendo questa professione venne a conoscenza di molti casi di isteria, una malattia molto diffusa all’epoca e che era una forma di nevrosi accompagnata da sintomi somatici come paralisi ed altre sensazioni spiacevoli. Fu proprio un caso di isteria comunicatogli dall’amico Breuer a metterlo sulla buona strada. Una paziente di Breuer infatti sosteneva che il parlare di determinate esperienze passate quando si trovava sotto ipnosi contribuiva ad alleggerire i sintomi della malattia.
Nel 1885 una borsa di studio permise a Freud di andare in Francia a studiare con il celebre neurologo Charcot. Durante questo soggiorno francese ebbe modo di osservare da vicino Charcot mentre impiegava l’ipnosi per trattare i suoi pazienti. Nel 1895 Breuer e Freud pubblicarono un libro sugli “Studi sull’isteria” ma Freud stava già da tempo elaborando una teoria ed un metodo propri. Innanzitutto si era convinto della scarsa efficacia dell’ipnosi  ai fini terapeutici in quanto questo metodo consentiva solo benefici temporanei in quanto la malattia si ripresentava con sintomi diversi. Egli allora introdusse una tecnica propria: il metodo delle libere associazioni. Esso consisteva nell’incoraggiare il paziente ad esprimere qualsiasi idea, impressione, per quanto sciocca e futile, gli fosse passata per la testa. In questo modo, apparentemente semplice, si mettevano in luce delle “zone di resistenza”, cioè degli argomenti di cui il paziente si mostrava restio a parlare. Questi “buchi neri” della psiche nascondevano ,secondo Freud, la causa dei sintomi ed andavano pertanto analizzati per portare alla luce quanto vi era sepolto.
Nel 1897 decise di applicare a se stesso la propria tecnica d’analisi, indagando i contenuti dei propri sogni. Frutto di questo lavoro uscì nel 1900 il libro “L’interpretazione dei sogni”.
Intanto il consenso intorno alla psicanalisi si stava consolidando. Nell’ultimo periodo della sua vita cercò di estendere il campo d’analisi dall’individuo alla società scrivendo opere come “Il disagio della civiltà” e “Il futuro di un’illusione” rispettivamente del 1930 e del 1927.
Quando però i nazisti invasero l’Austria nel 1938 egli dovette fuggire a Londra. Qualche anno prima le sue opere erano state pubblicamente bruciate in una piazza di Berlino. Morì nel 1939.

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