Tristano e Isotta              

Dramma musicale in tre atti. La prima rappresentazione avvenne il 10 giugno 1865 a Monaco. Wagner compose questa opera in un periodo di serie preoccupazioni materiali e di crisi profonde, dopo le sue esperienze rivoluzionarie di Dresda (maggio 1849) che lo avevano costretto a rifugiarsi a Weimar e le continue umiliazioni ed incomprensioni per la sua arte. Due fatti determinanti intervengono nella creazione del Tristano: il primo è la lettura dell'opera di Schopenhauer "il mondo come volontà e rappresentazione" del 1819 ; e il secondo è la conoscenza di Mathilde, moglie dell'industriale svizzero Otto Wesendonck nella cui casa di campagna presso Zurigo Wagner è ospite dall'estate del 1857 all'estate del 1858. La stesura del testo poetico avviene appunto a Zurigo nel 1857, quella della partitura musicale fu compiuta tra il 1857 e il 1859 in Svizzera e a Vienna dove egli si era rifugiato con l'animo sconvolto dall'amore infelice per Mathilde alla quale più tardi scriveva ringraziandola di aver reso possibile, con il suo amore e la sua rinuncia, la nascita di questa grandiosa opera.

 

LA STORIA

L'argomento è tratto da un poema germanico del secolo XIII di Gottfried di Strasburgo. Nel suo testo Wagner però introdusse una variante significativa, Tristano ed Isolde si amano senza saperlo e il filtro agisce quindi solo in quanto li induce all'ardente confessione. L'azione si svolge in Cornovaglia e in Bretagna, in epoca remota e imprecisata.

ATTO I

L'azione si svolge sulla nave di Tristano. Sotto una tenda sta riposando Isolde , la principessa irlandese che l'eroe sta conducendo in Cornovaglia da re Marke, zio di lui che la farà sposa. Quando l'ancella Brangane le annuncia che verso sera approderanno in Cornovaglia. Isolde agitata la manda a chiamare Tristano  ma egli risponde di non poter abbandonare il timone , inoltre il suo scudiero Kurwenal deride Isolde cantando una canzone che le ricorda come Morold, il suo fidanzato, venne ucciso da Tristano.
Così Isolde narra a Brangone il motivo del suo turbamento, ella un giorno aveva raccolto e curato un cavaliere ferito che le aveva detto di chiamarsi Tautris e che poi si era rivelato l'uccisore do Morold e cioè Tristano. Brangane la conforta, poi le ricorda i filtri magici avuti dalla madre di Isolde. La principessa le ordina di preparare subito per Tristano un filtro di morte e appena Kurwenal ha annunciato lo sbarco imminente, ella ingiunge all'ancella di chiamare Tristano. Arriva il cavaliere che gli offre la sua spada perché  vendichi su di lui la morte di Morold ma Isolde rifiuta e gli porge la coppa preparata da Brangane. Quando Tristano ha bevuto metà della coppa Isolde gliela strappa dalle mani e beve anche lei, ma non è la morte. Brangane infatti non aveva avuto il coraggio di eseguire gli ordini della sua signora e aveva sostituito il filtro di morte con quello dell'amore. Immobili per un attimo Tristano e Isolde si contemplano poi si abbracciano d'improvviso.

                                                                       

 

 

 

 

 

 

 

ATTO II

La scena si sposta fuori dal palazzo reale di re Marke.
Nella lotte d'estate Brangane, con una torcia accesa, è accanto a Isolde. Quando spegnerà la fiamma sarà il segnale che Tristan può venire, lontano si sentono i corni della partita di caccia del re . Brangane teme un'insidia, teme Melot che odia Tristano. Ma Isolde, impaziente, spegne la torcia. Rapidamente giunge Tristano e Isolde è subito fra le sue braccia. Insieme cantano l'inno alla morte, dimentichi del tempo, finché Brangane non li avverte che è quasi l'alba. Essi non le prestano ascolto. Poco dopo, Brangane lancia un grido, è apparso Kurwenal, che esorta Tristano a difendersi perché i cacciatori stanno giungendo. Re Marke è rattristato nel vedere che le accuse di Melot erano fondate e rimprovera accorato Tristan. Il cavaliere risponde che sceglierà l'esilio , chiede a Isolde se vuole seguirlo e la bacia in fronte ma Melot di scatto lo ferisce con la spada.      

                                                                               

 

 

 

 

 

 

 

ATTO III

Kurwenal ha trasportato Tristano ferito nel suo castello in Bretagna. Un pastore , che sta suonando una triste nenia segnala l'avvicinarsi della nave che reca Isolde.
Tristano sentendo che giunge l'amata, nel delirio si strappa le bende e le va incontro ma cade morto.
Isolde si accascia sventurata al suo fianco. Sono sbarcati intanto anche anche re Marke e i suoi, contro i quali combattono i bretoni. Kurwenal uccide Melot, ma, ferito a sua volta, muore accanto a Tristano. Re Marke sconvolto, racconta ai suoi di aver saputo da Brangane la storia del filtro e che era venuto appunto per perdonare Tristano e riunirlo ad Isolde.
Ma Isolde non ascolta e cade morta sul corpo di Tristano

                                                                            

 

 

 

 

 

 

 

PERCHE' E' UN'ILLUSIONE SVELATA?

In una lettera a Liszt del 1854 Wagner comunica la sua decisione di scrivere quest'opera scrivendo:

"non avendo mai goduto nella vita la vera e genuina gioia d'amore, voglio innalzare al più bello dei sogni un monumento, in cui dal principio alla fine questo amore sia appagato davvero e interamente. 
Ho in mente l'idea di un Tristano e Isotta, la concezione musicale più semplice e intensa. Con la vela nera che sventola alla fine voglio poi avvolgermi e morire".

Potremmo considerare dunque quest'opera un esempio di illusione svelata perché il finale come già detto dallo stesso autore è tragico , rivela la sconfitta di una delle illusioni più grandi possedute dall'uomo, quella dell'amore che in precedenza era stata smascherata anche dall'ispiratore di Wagner e cioè Schopenhauer.
Tristano ed Isolde volevano vivere la loro passione e il loro amore serenamente ma la sorte e il destino (che li avevano fatti innamorare con un incantesimo ) aveva per loro altri progetti, progetti di sventura. 
Alla fine infatti l'illusione dei due protagonisti è resa vana dalla loro morte. Proprio in questo senso l'amore è un'illusione svelata perché ha una conclusione tragica. 
Il "Tristano" è un poema dell'amore che si realizza veramente e soltanto con la negazione della volontà di vivere, attraverso l'eros consumato sino all'annientamento e alla fusione degli amanti nel non-essere.
Il dramma si cela nell'abbandono e quest'ultimo genera (si pensi solo alla soluzione del delitto d'amore nel primo atto ) la propria fine, che è distruzione senza consolazioni di sorta, celebrazione del nulla vittorioso.

 

 

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