wagner1.jpg (89741 byte)

Per Nietzsche  il dualismo istinto-coscienza non può pervenire che alla tesi che egli difende  in "Ecce Homo" del 1888 ossia che la riflessione e la morale sono sintomi di decadenza.
L'ottica di Nietzsche musicista è alla base della sua etica filosofica, che compresa superficialmente, avrebbe potuto essere quella di Wagner. Ma, ed è qui che le rispettive posizioni dei due uomini si separano , Wagner non ha mai opposto l'istinto alla riflessione, il dinamismo creatore alla morale. Del poeta dei suoni egli dirà che è "cosciente del subcosciente", ch'egli ricorre perciò alla riflessione per confermare la necessità di un'impressione che gli è dettata dall'istinto. per cui essendo questo momento di riflessione, questo controllo morale un sintomo di decadenza secondo Nietzsche si comprende la violenza dei suoi attacchi contro un uomo ed un'arte che in un primo tempo pareva aver accettato.    

Nietzsche.jpg (41385 byte)

Infatti precoce estimatore di Wagner , nella "Nascita della tragedia" del 1872 additò il "Tristano ed Isolde" come l'opera in cui riaffiora lo spirito dionisiaco destinato a sovvertire la civiltà occidentale, nel 1876 il saggio "Richard Wagner a Bayreuth"  fu un autentico manifesto del wagnerismo. Ma nello stesso anno l'inaugurazione di Bayreuth lo deluse profondamente, tramutando l'ammirazione in irriducibile  avversione.
Il significato dell'opera di Nietzsche in rapporto alla musica non sta nell'elaborazione di una nuova estetica musicale, ma nel fatto che la musica, così come la tragedia greca e l'opposizione di due concetti dionisiaco - apollineo , costituì per lui uno stimolo a penetrare l'essenza del pensiero occidentale e a criticare radicalmente schemi e strutture. Nel suo odio per Wagner si riflette la delusione dolorosa di una speranza di palingenesi , infatti egli percepì acutamente, nella musica wagneriana, sintomi della decadenza morale dell'occidente, del nichilismo metafisico, della fuga dalla tragicità dell'esistenza.  
Infatti, come accennato sopra, fin dal 1876, anno della rappresentazione della tetralogia al teatro Festspieehaus di Bayreuth , Nietzsche non vede più in Wagner che un uomo di teatro, un fantoccio che cerca di concretare le sue ambizioni personali in un mondo che non è più il suo .

"Perché - scrive Lacone Labarthe - "ciò che egli rileva in Wagner è la speranza delusa di una rinascita della forma più vigorosa dell'arte greca , un sintomo della decadenza e di questa profonda malattia dell'occidente che è il nichilismo metafisico: la paura di questo mondo ,lo spavento di fronte al tragico dell'esistenza e la vertigine dionisiaca, e il rifugio ricercato in un mondo illusorio"  

(il processo wagneriano della redenzione attraverso l'amore, essendo questa redenzione posteriore alla morte e puramente immaginaria).  

Nietzsche al contrario , in opposizione al musicista tedesco esaltava la "Carmen" di Bizet in quanto vedeva in essa l'opera istintiva di un carattere mediterraneo il cui contenuto drammatico si basava interamente sui conflitti umani scatenati da passioni che la riflessione non controlla. Trasposizione moderna di ciò che fu la tragedia greca, l'opera di Bizet non fa intervenire il soprannaturale o il meraviglioso , ma si piega alla descrizione di un dramma umano in cui la logica implacabile del caso sviluppa un intrigo nel corso del quale l'elemento dinamico passionale sortisce una conclusione tragica senza che la vita intorno ai personaggi ne sia in ciò turbata. Carmen muore sotto i colpi dell'amante pazzo di gelosia e di rimpianto mentre risuonano le fanfare e gli evviva della folla. E la musica di Bizet moltiplica la potenza di questo dramma .   

Questo consenso di utilizzazione del tragico dell'esistenza e della vertigine dionisiaca come soggetto drammatico non vuol dire, tuttavia, che Nietzsche, avrebbe accettato con fervore le tendenze veriste, naturaliste e realiste della produzione lirica post-wagneriana. Non solo il lato verista, l'aspetto di cronaca di "Carmen"  che gli permettono di accettare la sua estetica, ma la potenza dinamica che si sprigiona da una tragedia in sé banale ma nella quale i protagonisti non obbediscono che al loro istinto. Questa dominazione della follia passionale sui personaggi non è la verità, ma è la vita, il movimento, l'azione, il dramma. E Nietzsche specifica che tale è la funzione dell'arte: sciogliersi della verità, un postulato completamente contrario alle tesi veriste, naturaliste e realiste.

"ora, se Nietzsche sembra separare la nuda verità di cui noi  moriamo dal culto del non-vero di cui noi viviamo , egli  immagina che un'opera d'arte possa simbolizzare una verità profondità  prendendo contemporaneamente l'aspetto del non-vero che le conferisce la sua qualità estetica"

 

  il melodramma    il rapporto con Schopenhauer     Tristano e Isotta      filosofia

  HOME