LA PSICOLOGIA DELLA GESTALT   

LA PERCEZIONE

Il fenomeno della percezione rappresenta la prima e fondamentale forma di rapporto organizzato che l’individuo ha con il proprio ambiente vitale. Essa costituisce infatti quel processo interno alla nostra esperienza del mondo che coniuga la semplice ricezione sensoriale degli stimoli esterni con il processo della loro elaborazione intellettiva.    
Nella percezione non si verifica infatti, né una condizione di passività del soggetto, che limita -come avviene nel caso della sensazione – l’uso delle proprie facoltà alla sola ricezione dei messaggi provenienti dalla realtà esterna, né una sua posizione di dominio – esercitata attraverso il controllo intellettuale – ma si realizza piuttosto una situazione di incontro partecipativo tra uomo e mondo: da una parte gli elementi del mondo esterno, dall’altra il soggetto che, a partire da questi, organizza autonomamente l’immagine.
Tale peculiarità della percezione, ossia il suo essere allo stesso tempo inconscia e capace di dare al soggetto una prima immagine organizzata ed unitaria del mondo esterno, ha suscitato il vivo interesse di studiosi e ricercatori. Mi soffermerò però in particolar modo sulle teorie della psicologia della Gestalt.

LA PSICOLOGIA DELLA GESTALT (o della forma)

Tra le più importanti correnti di pensiero psicologico che si affermano tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento in Germania si fa strada la teoria della Gestalt o della forma.
Il fondatore di questa corrente fu M. Wertheimer che nel 1912 pubblicò una ricerca sul fenomeno "phi" , un particolare tipo di movimento chiamato apparente perché viene percepito pur non esistendo nella realtà. Vediamo in cosa consiste questo fenomeno: se in un ambiente buio si accendono e spengono due lampadine in rapida alternanza, ciò che noi vediamo non è quello che accade fisicamente ( e quindi due luci separate che si accendono e si spengono ) ma vediamo una luce che esegue un movimento apparente, passando da una lampadina all’altra.
Possiamo notare come a questo fenomeno di per sé molto comune da osservare  Wertheimer diede molta importanza perché in esso due stimoli stazionari (le lampadine) danno origine ad una percezione unitaria di movimento (la luce che scorre dall’una all’altra), dunque la nostra percezione non può essere in questo caso spiegata riducendola alle sue componenti elementari.
Secondo la psicologia della forma infatti quando percepiamo un oggetto non abbiamo a che fare con un insieme di sensazione frammentarie, che vengono analizzate e poi riunite in una sintesi, ma abbiamo sempre di fronte un’unità strutturata.
Secondo Max Wertheimer esistono degli insiemi unitari, nei quali ciò che avviene a livello globale non è deducibile né dalle proprietà dei singoli elementi, né dal modo in cui questi elementi si rapportano tra loro. Al contrario, sono le leggi strutturali dell’unità globale che determinano il rapporto tra gli elementi: le forme sono dati primari e immediati dell’esperienza psichica. Nel riconoscere una persona, un volto che pareva dimenticato, non siamo soliti mettere insieme le varie parti , ma l’atto conoscitivo avviene per qualcosa che deriva dall’insieme delle parti. Solo successivamente, con un atto intellettivo, tali forme possono venir analizzate e suddivise.
I gestaltisti quindi criticarono apertamente la concezione dello strutturalismo secondo la quale era possibile assemblare le parti per formare un tutto. Essi avevano ripreso un concetto espresso nel 1890 dallo psicologo tedesco Von Ehrenfels il quale aveva sostenuto che se dodici uomini avessero ascoltato separatamente uno solo dei dodici suoni che compongono una melodia, la somma delle loro esperienze non avrebbe corrisposto a quella che un solo uomo avrebbe percepito ascoltando la stessa melodia. Così la mente deve essere considerata nella sua globalità e non come una serie di elementi che si assemblano.
Si parte dunque dalla forma che è un dato primario ed è strutturata ed organizzata secondo leggi percettive che regolano il rapporto tra gli elementi determinando a volte illusioni percettive.

 

  i principi di unificazione formale di Max Wertheimer     arte
  le illusioni ottiche

  HOME

 

 

 

 

LE ILLUSIONI OTTICHE: I SENSI CI INGANNANO

Per illusioni ottiche si intendono quei fenomeni visivi per cui quanto percepiamo non corrisponde a quanto abbiamo obiettivamente davanti agli occhi.
Spesso queste illusioni percettive sono create seguendo i principi di unificazione formale espressi da Max Wertheimer, fondatore della corrente psicologica della Gestalt. Le leggi dell’organizzazione figura-sfondo infatti ci permettono di avere una percezione chiara e stabile. A volte tuttavia esse si combinano in modo da giocarci degli scherzi curiosi, altre volte invece queste leggi vengono utilizzate per la creazione di messaggi visivi che devono essere chiaramente interpretabili.
Molti artisti si sono divertiti nella ricerca di questi effetti, fra di loro possiamo ritrovare Maurits C. Escher.
In base agli effetti che producono possono essere classificate, avremo quindi le illusioni di estensione dove viene modificata la grandezza; le illusioni di direzione dove viene modificata e spesso distorta la forma; le illusioni particolari che vanno sotto il nome di "figure impossibili" dove è la logica stessa ad essere messa in discussione.

 

ILLUSIONI DI ESTENSIONE

l'illusione di Muller-Lyer

 

 ll secondo segmento è della stessa lunghezza del primo ma viene normalmente percepito più lungo. Questa famosa illusione è stata oggetto di molti studi e di spiegazioni differenti fra loro. I gestaltisti suggeriscono che il segmento non può essere separato dalle "frecce" e vengono percepiti entrambi in una visione globale, e globalmente la seconda figura è certamente più grande rispetto alla prima

l'illusione di Gibson

 i due cilindri hanno la stessa grandezza, ma il cilindro A viene percepito più grande del cilindro B, soprattutto a causa del contesto prospettico ove sono inseriti.

 

      

 

 

 

 

 

 

 

ILLUSIONI DI DIREZIONE

l'illusione di Hering

 

  Illusione di Hering: le due rette sono parallele ma vengono percepite come se curvassero verso l’esterno.
 

          

 

 

 

 

 

 

 

 

FIGURE IMPOSSIBILI.

Il triangolo di Penrose

  questa figura solida apparentemente pare non presentare alcuna situazione    anomala. Ad una visione più attenta si nota l’impossibilità che possa esistere                      nella realtà una figura che pure sembra esistere dal punto di vista grafico.

 

La forchetta di Schuster

 la figura è impossibile in realtà perché sfruttando particolari meccanismi prospettici si propongono partendo dall’alto due strutture che tendono a diventare tre nel graduarsi verso il basso. Si gioca sui dualismi pieno-vuoto e curvo-piatto.  

proprio di questo sono anche le illusioni dipinte e rappresentate da Escher.

  i principi di unificazione formale di Max Wertheimer
 la psicologia della Gestalt

  HOME

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Essi sono delle leggi che consentono di spiegare in che modo si organizza la realtà fenomenica, il mondo delle nostre percezioni. Queste sono:

 legge della vicinanza: in base ad essa all’interno di una scena visiva, gli elementi più vicini tra loro verranno percepiti come un tutto.

  

Nella figura le rette non vengono percepite singolarmente ma in serie di due. Si vedono quindi quattro colonne strette e non tre larghe.
 legge della chiusura: afferma che siamo predisposti a fornire le informazioni mancanti per chiudere una figura e distinguerla dal suo fondo. Dunque i margini chiusi o che tendono ad unirsi si impongono come unità figurale su quelli aperti

   

Osserviamo la figura, si percepisce una circonferenza completando le parti mancanti.
 legge della somiglianza: stabilisce che gli elementi che appaiono identici o quanto meno si assomigliano, vengono percepiti assieme.

       

Nella figura vediamo delle righe orizzontali alternate di punti chiari e scuri.
 legge della continuità di direzione: una serie di elementi posti uno di seguito all’altro , in una determinata direzione vengono percepiti come costituenti un’unità figurale propria.

    

Nella figura percepiamo T con Z e X con Y e non T con Y e X con Z o ancora T con X e Y con Z.
 legge della buona forma: dice che figure diverse quando si uniscono , finiscono per avere ciascuna la propria forma, anche se questa in realtà non compare.

     

Quando le due figure (A) vengono unite, vengono percepite come un cerchio e un quadrato sovrapposti (B).
 l’esperienza passata: anche l’esperienza passata favorisce l’organizzazione strutturale di figure a noi familiari . Osserviamo ad esempio la figura del "profilo della vecchia e della donna giovane". Che la vede per la prima volta, è probabile che giunga per caso alla scelta della struttura figurale: giovane o vecchia. La scelta è determinata dal punto su cui si fissa lo sguardo: la linea che congiunge naso e orecchio per la giovane, e quella che congiunge naso e bocca per la vecchia. Se invece viene presentata prima una delle due figure, l’esperienza già fatta influirà sicuramente sulla scelta successiva

 

Tra le numerose percezioni che compiamo, una gran parte deriva da un repertorio di memorie e quindi da un insieme che è stato in precedenza appreso e reso utilizzabile.

Queste leggi sono chiamate anche leggi della "figura-sfondo" o "leggi di raggruppamento" in quanto favoriscono il "mettere assieme, il creare un tutto percettivo" di elementi che in realtà sono separati, proprio a causa di questo fatto spesso queste leggi “creano” quelle che noi chiamiamo illusioni ottiche. Queste derivano proprio dal fatto che le leggi della “figura-sfondo” fanno in modo che il nostro cervello, di un oggetto, non percepisca le singole parti,ma solamente l’insieme. Proprio questo collegare i diversi elementi costitutivi dell’oggetto considerato crea l’illusione. Infatti i diversi elementi, non creerebbero in noi questa visione “errata” della realtà se osservati singolarmente, ma solo in quanto percepiti insieme al contesto nel quale sono inseriti. In questo caso, secondo le leggi della psicologia della Gestalt, noi vediamo l’oggetto inserito nella totalità percependo quindi l’illusione.
Esse inoltre sono da considerarsi le basi di ogni atto percettivo il cui compito consiste nel decodificare le informazioni che pervengono dal mondo esterno, organizzandole secondo strutture significative.

 la psicologia della Gestalt   le illusioni ottiche
  arte

  HOME